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2011
Nuova pubblicazione de [FORTE DI EXILLES]
a cura di Carlo Pession
“Il Forte è stato posto in
corrispondenza di un restringimento della conca,
arroccato su di un blocco roccioso situato tra
il torrente e la vecchia strada che sale verso
il Monginevro.
Il suo duro aspetto è considerevolmente
mimetizzato con l’intorno: le strapiombanti
pareti costituite da blocchi di pietra
proseguono il naturale profilo della montagna e
da questa se ne distaccano solo per le rare
aperture sguanciate nelle profonde murature e
per la presenza del vallo artificiale che rende
la simbiosi tra il costruito ed il suo intorno
ancora più assoluta.
Per meglio percepire la
particolare atmosfera che si respira
accostandosi al Forte, servono le parole con cui
Buzzati descrive i sentimenti dei protagonisti
nel “Deserto dei Tartari” quando scorge per la
prima volta la Fortezza Bastiani: “...Tutto il
vallone era già zeppo di tenebre violette, solo
le nude creste erbose, a incredibile altezza,
erano illuminate dal sole quando Drogo si trovò
improvvisamente davanti, nera e gigantesca
contro il purissimo cielo della sera, una
costruzione militaresca che sembrava antica e
deserta. Giovanni si sentì battere il cuore
poiché quella doveva essere la Fortezza, ma
tutto, dalle mura al paesaggio, traspirava
un’aria inospitale e sinistra...”
Dal vasto piazzale ricavato
sulla spianata ai piedi del Forte si accede ora
ad un varco aperto diagonalmente nella parte
inferiore del blocco roccioso. Il passaggio,
ampio cinque metri e lastricato con spezzoni di
pietra e ciottoli, dopo una cancellata in ferro,
si insinua per un breve tratto in una sorta di
buia galleria.
Proseguendo si esce di nuovo all’aperto, questa
volta percorrendo la base del profondo taglio
ricavato nella roccia per raggiungere il corpo
degli ascensori di collegamento con il bastione.
Il percorso è di forte
suggestione: si cammina in leggera salita sul
lastricato in conci di pietra e ciottoli,
affiancati dalle due pareti verticali levigate,
spanciate verso il basso e cosparse di teste dei
tiranti infissi in profondità nei blocchi
rocciosi.
Man mano che ci si addentra nella montagna,
l’effetto del “camino” strapiombante accentua la
sensazione di violare il luogo inaccessibile.
Le pareti laterali di roccia sono illuminate con
luci radenti ed una soffusa luminescenza
fuoriesce dalla fenditura verso la valle.
Salendo gli ascensori in cor-ten e vetro
consentono la percezione del movimento mentre il
paesaggio angusto della valle si sgrana lungo la
breccia.
Dopo il breve tratto scuro corrispondente al
piede del muro del bastione di sbarco, si giunge
sotto la copertura di un edificio in conci di
pietra e lastre ossidate e da qui il percorso
prosegue in lieve pendenza verso il cortile del
Cavaliere.
Ai primi piani si aprono, con
affaccio sul loggiato ad anello che funge da
percorso coperto di raccordo, l’alloggio del
Comandante e quelli degli ufficiali, le camerate
e le celle. Sulle pareti sono conservate le
fragili tracce e testimonianze della vita del
Forte e dei suoi occupanti, quali sbiadite
scritte riportanti alcune regole del vivere
militare e, in forte contrasto, singolari
coloriture pastello con decorazioni floreali,
nostalgiche memorie di un mondo lontano.
Carlo Pession
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